Gli Albori della “NOSTRA” AVIS
“L’Associazione dei Volontari del Sangue sorse in La Spezia per opera del sottoscritto nei primi mesi del 1934 come sezione dell’Associazione Nazionale avente sede Centrale a Milano”. Era questa una comunicazione ufficiale fatta, il 22 marzo 1939, dall’allora Direttore Sanitario dell’Ospedale Civile Prof. Odoacre Torri al Prefetto della Spezia in previsione della nomina dei nuovi dirigenti in applicazione del Decreto che disciplinerà la Commissione Provinciale Datori di Sangue. La Sezione aveva infatti cessato ufficialmente la sua attività dal 7° gennaio 1938 (in applicazione al decreto del dicembre 1937) ma aveva continuato, come scrive il Torri, “L’attività ufficiosa fino ad oggi cercando di non rallentarla affatto pur in via privata con l’altruismo veramente encomiabile di due o tre datori di sangue”. La relazione del professore continuava specificando che nei primi quattro anni di vita della Sezione si erano fatte oltre quaranta trasfusioni, senza usufruire di alcun contributo e con l’ausilio gratuito di specialisti dell’Ospedale sia per le ricerche che per le indagini di laboratorio. Quindi, ufficialmente, la costituzione della prima Associazione Volontari Italiani del Sangue istituita, alla Spezia, ai sensi del testo unico delle leggi sanitarie approvate con R.D. 27 luglio 1934 n. 1265 e del successivo decreto ministeriale per disciplinare i servizi di Trasfusione del Sangue (3 giugno 1935), sarà autorizzata in seguito a domanda formulata direttamente dal Dottor Vittorio Formentano (Diret-tore Generale dell’Associazione Nazionale) il primo agosto 1935.
E’ inoltre interessante riportare alcuni stralci del decreto del 1935 riguardo alle norme da rispettarsi “…per il prelevamento, la preparazione e l’impiego del sangue a scopo di cura e di prevenzione contro talune malattie infettive, del siero di sangue di convalescenti e di guariti dalle malattie stesse.”. Oltre che stabilire la disciplina dell’autorizzazione preventiva del Ministero per la costituzione dei centri di raccolta, ( in realtà, prima degli anni ’50 non era possibile raccogliere e conservare il sangue, mancando le attrezzature necessarie, le trasfusioni venivano operate “braccio a braccio”) del registro dei donatori volontari o professionali di sangue, del rilascio di una tessera di riconoscimento erano previste alcune disposizioni in merito ai donatori. Secondo quanto previsto dall’articolo 4: “I datori di sangue devono essere di età superiore ad anni dieci, di tipo costituzionale sano, ed esenti da lue, tubercolosi, malaria ed altre malattie infettive”. Vi erano quindi contemplate le malattie endemiche più frequenti in quel periodo. Nell’articolo successivo si specificava che: “Il riconoscimento dell’idoneità deve risultare da rigorosi esami clinici e di laboratorio che dimostrino l’assenza di malattie trasmissibili, particolarmente della sifilide, della tubercolosi e della malaria…”