Dove e quando donare

Nel Comune della Spezia è possibile donare presso le seguenti strutture:

  • Ospedale S. Andrea: dal lunedì al sabato dalle 8.00 alle 10.00
  • Sede AVIS: martedì, mercoledì e venerdì dalle 7.30 alle 10.00
  • Ogni prima domenica del mese è possibile donare presso la Sede AVIS dalle 8.30 alle 10.30

Ricorda di presentarti a digiuno (la colazione la offriamo noi dopo la donazione) e di portare il codice fiscale.

Tenete d’occhio questo sito o chiamate la segreteria per avere informazioni su altre raccolte domenicali nelle vie cittadine.

Se vuoi donare per la prima volta puoi leggere la sezione come diventare donatore e/o chiamarci e/o venire a trovarci. Ti daremo tutte le informazioni che ti servono!

Per l’elenco dei Centri di Raccolta ASL e AVIS nella Provincia vi invitiamo a consultare il sito dell’AVIS Provinciale della Spezia

La Storia dell’AVIS dagli atti ufficiali

Gli albori della Sezione AVIS della Spezia

“L’Associazione dei Volontari del Sangue sorse in La Spezia per opera del sottoscritto nei primi mesi del 1934 come sezione dell’Associazione Nazionale avente sede Centrale a Milano”. Era questa una comunicazione ufficiale fatta, il 22 marzo 1939, dall’allora Direttore Sanitario dell’Ospedale Civile Prof. Odoacre Torri al Prefetto della Spezia in previsione della nomina dei nuovi dirigenti in applicazione del Decreto che disciplinerà la Commissione Provinciale Datori di Sangue.
La Sezione aveva infatti cessato ufficialmente la sua attività dal 1° gennaio 1938 (in applicazione al decreto del dicembre 1937) ma aveva continuato, come scrive il Torri, “L’attività ufficiosa fino ad oggi cercando di non rallentarla affatto pur in via privata con l’altruismo veramente encomiabile di due o tre datori di sangue”[1]. La relazione del professore continuava specificando che nei primi quattro anni di vita della Sezione si erano fatte oltre quaranta trasfusioni, senza usufruire di alcun contributo e con l’ausilio gratuito di specialisti dell’Ospedale sia per le ricerche che per le indagini di laboratorio. Quindi, ufficialmente, la costituzione della prima Associazione Volontari Italiani del Sangue istituita, alla Spezia, ai sensi del testo unico delle leggi sanitarie approvate con R.D. 27 luglio 1934 n. 1265 e del successivo decreto ministeriale per disciplinare i servizi di Trasfusione del Sangue (3 giugno 1935), sarà autorizzata in seguito a domanda formulata direttamente dal Dottor Vittorio Formentano (Direttore Generale dell’Associazione Nazionale) il primo agosto 1935.
E’ inoltre interessante riportare alcuni stralci del decreto del 1935 riguardo alle norme da rispettarsi “…per il prelevamento, la preparazione e l’impiego del sangue a scopo di cura e di prevenzione contro talune malattie infettive, del siero di sangue di convalescenti e di guariti dalle malattie stesse.”[2]. Oltre che stabilire la disciplina dell’autorizzazione preventiva del Ministero per la costituzione dei centri di raccolta, ( in realtà, prima degli anni ’50 non era possibile raccogliere e conservare il sangue, mancando le attrezzature necessarie, le trasfusioni venivano operate “braccio a braccio”) del registro dei donatori volontari o professionali di sangue, del rilascio di una tessera di riconoscimento erano previste alcune disposizioni in merito ai donatori. Secondo quanto previsto dall’articolo 4: “I datori di sangue devono essere di età superiore ad anni dieci, di tipo costituzionale sano, ed esenti da lue, tubercolosi, malaria ed altre malattie infettive”. Vi erano quindi contemplate le malattie endemiche più frequenti in quel periodo. Nell’articolo successivo si specificava che: “Il riconoscimento dell’idoneità deve risultare da rigorosi esami clinici e di laboratorio che dimostrino l’assenza di malattie trasmissibili, particolarmente della sifilide, della tubercolosi e della malaria…”

Si insedia il primo Comitato Provinciale per i Datori di Sangue.
Il 10 luglio del 1939 Torri[3] comunica al Prefetto che, dopo essersi insediato il nuovo Consiglio, questo aveva fatto pubblicare sui giornali locali e cioè “La Nazione” ed “Il Telegrafo” un appello rivolto ai cittadini incoraggiandoli ad iscriversi all’Associazione presso l’Ospedale Civile e che si era, inoltre, attivato per recuperare i vecchi donatori in particolare del “gruppo universale” invitandoli a rinnovare l’adesione. Purtroppo il risultato non era stato, al momento dell’estensione di questa lettera, particolarmente positivo perché avevano risposto solamente sei vecchi donatori e due di questi “…andranno scartati per alcuni disturbi che clinicamente non li fanno idonei e degli altri andranno eventualmente praticati tutti gli esami di laboratorio prima di pronunciarsi sulla loro abilità o meno”.
Il Comitato per i Datori di Sangue per la Provincia della Spezia, costituito in base al decreto del 13 dicembre 1937, “Concernente le norme per la disciplina della trasfusione, del prelevamento ed utilizzazione del sangue umano” era composto dal Presidente il Prof. Odoacre Torri e tra i membri c’erano il Prof. Maurizio Buffalini[4], il Dott. Achille Zacutti, gli spezzini Prof. Cesare Giaume e Dott. Francesco Pontremoli. La sede del Comitato era collocata presso l’Ospedale Civile spezzino. Viene nominato anche il Comitato Esecutivo, composto, oltre che dal Torri in qualità di Presidente, dal Dott. Edoardo Monti (Ufficiale Sanitario), dal Dott. Guido Crespo, dal Dott. Giuseppe Giannotti e dal Maggiore Emilio Ricci, mentre le funzioni di Segretario erano state affidate al Dott. Leopoldo Paita[5].

Alla prima seduta del Comitato, di cui si conserva all’Archivio di Stato della Spezia il verbale, tenutasi il 22 novembre 1939, alla presenza del Dottor Formentano, Segretario Generale dell’Associazione ed Ispettore per la stessa per conto del Ministero dell’Interno, emerse in particolare dalla relazione del Dott. Torri la carenza dei “datori” e, quindi, l’estrema necessità di incentivare la raccolta tra la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, fra i Vigili del Fuoco e tra quelli Municipali.

Nel corso di questa seduta Formentano avanzò la proposta, secondo quanto previsto dalle direttive ministeriali, di richiedere alla Prefettura tariffe differenziate da corrispondere all’Associazione per le trasfusioni: per abbienti ricoverati in camere a pagamento di prima e seconda classe sia negli ospedali, sia nelle case di cura, che in case private la tariffa era di lire 100 a trasfusione; per abbienti in corsia, lire 50; per non abbienti ricoverati per conto di Enti, Comuni ecc, lire 25…

I volontari e la situazione economica, strumentale e logistica del Centro Raccolta Sangue

Il periodo ante guerra non è dei più facili per l’Associazione spezzina, alla cronica carenza di datori disponibili si aggiungono sicuramente problemi di natura finanziaria se, viste le spese che il Comitato si deve accollare, nell’estate del 1940 il Prefetto della Spezia si fa promotore di una raccolta di fondi a favore dello stesso centro trasfusionale. Si rende disponibile il Comune di Carro, che delibera di corrispondere 25 lire con la motivazione dell’“alto scopo umano e sociale che detto Comitato si propone”, mentre la Provincia della Spezia concederà, poco più tardi, un contributo straordinario di 500 lire ed il Comune della Spezia altre 400 lire, prelevati dal fondo cerimonie, ricevimenti e manifestazioni patriottiche culturali.

La Confederazione Fascista degli Industriali, sollecitata da una circolare prefettizia, si rivolge alle ditte associate invitandole a corrispondere la retribuzione giornaliera ai propri dipendenti che si assentano per esami o trasfusioni. Evidentemente tale disposizione non era rispettata e, probabilmente, erano esercitate pressioni sui donatori perché non dessero la loro disponibilità alla donazione in orario lavorativo.

Il Dottor Paita era stato richiamato alle armi, mancavano il siero emodiagnostico per la determinazione dei gruppi sanguigni e la siringa per il prelievo[6]; non era disponibile un frigorifero e c’era mancanza di operatori in grado di svolgere il compito, giustamente definito come “delicato, non indifferente e di particolare responsabilità”, mentre il lavoro amministrativo era in pesante arretrato.

Sicuramente il centro raccolta sangue spezzino non era in quegli anni nelle condizioni ottimali per poter offrire un servizio continuativo agli ammalati; un incremento del numero di “datori di sangue” avrebbe certamente contribuito non poco a migliorare la situazione.

Quanti erano numericamente i “Datori di sangue” e come erano organizzati?

Ce ne fornisce notizia una lettera dell’Associazione Nazionale Datori Sangue – Sezione della Spezia inviata al Prefetto nei primi mesi del ’40.

“Nella vecchia sezione dei datori – vi si legge – si aveva una trentina di datori che si dividevano in tre gruppi di una decina. Ogni gruppo era a disposizione per tre quattro mesi mentre gli altri riposavano. Quindi il datore poteva essere chiamato per tre o quattro mesi di seguito, anche tre o quattro volte (non più di una volta al mese), poi veniva lasciato tranquillo per il restante periodo dell’anno in corso.

“Attualmente – si legge nella relazione – noi abbiamo venticinque circa datori con gli esami aggiornati e non resta che la firma e la consegna della tessera, dei quali dieci del gruppo zero (quello che viene più usato)”.

Tra questi datori viene citato l’impiegato Enrico Bellosi (classe 1888) che, in sei anni, aveva donato circa quaranta volte, mentre il ventisettenne Enrico Lucchinelli (dipendente delle Tranvie Elettriche) che si era già sottoposto al prelievo per ben ventidue volte, viene lasciato “di riserva in caso d’urgenza assoluta”.

Se vogliamo fare uno screening sulla professione di appartenenza dei datori ci accorgiamo che vi figuravano un medico (il Dottor Niccolò Canepa), due infermieri, sette vigili municipali, un vigile del fuoco, due militari (tra i quali il citato Emilio Ricci), due autisti, cinque operai e qualche impiegato.

Nell’elenco di questo primo “nucleo” di datori non figura iscritta alcuna donna.

Fu proprio Lucchinelli che nel 1947 invitò il collega Franco Natali a partecipare a un’assemblea organizzata presso l’ufficio di Direzione Sanitaria del Civico Ospedale della Spezia. In quell’occasione fu eletto il nuovo Consiglio Direttivo e la Presidenza affidata al Comm. Enrico Bellosi, con il Dott. Franco Milani quale Direttore Sanitario dell’Associazione.

Il mandato durò fino al 1952 quando a Bellosi subentrò il Cav. Sauro Batini, sotto la cui direzione l’AVIS[7] ebbe una nuova svolta nel campo dell’operatività donazionale; si avvertiva la necessità di creare un Centro Trasfusionale nel Civico Ospedale spezzino, ma i mezzi finanziari per acquistare le attrezzature mancavano.

Fu grazie alla Cassa di Risparmio e più precisamente all’intercessione del suo Consigliere Bezzenghi, che fu possibile realizzare il Centro Trasfusionale gestito e diretto dall’AV.I.S., l’Istituto di credito aveva infatti donato un frigorifero con piatti girevoli a tre piani, un’autoclave e altra strumentazione. Con il Centro Trasfusionale terminava anche l’era della trasfusione “braccio a braccio”, sostituita dal prelievo, con la conservazione e la distribuzione delle unità di sangue in flaconi di vetro. Direttore del Centro e Sanitario avisino fu per molti anni il Dott. Cesare Giaume.

La gestione volontaria del Centro Trasfusionale, oltre ad incrementare il numero dei donatori avisini, segnò l’inizio del decentramento degli stessi secondo le loro residenze anagrafiche; nacquero così le prime sezioni comunali della provincia della Spezia: Lerici e Sarzana nel 1952, Levanto nel 1960 ed altre ne seguirono.

Nello stesso periodo l’AVIS Comunale della Spezia cominciava organizzare i Gruppi Aziendali; il primo ad essere costituito fu, nel 1961, quello della FI.TR.A.M. (oggi ATC), seguito dalla Termomeccanica Italiana (oggi TMI S.p.a.), dal Cantiere Navale I.N.M.A. e dalle Poste e Telegrafi.

Nell’agosto del 1962 si giunse ad un altro momento fondamentale dell’evoluzione del servizio trasfusionale con l’acquisizione del Centro di Raccolta Mobile. L’articolo del quotidiano “La Nazione” descrive così l’avvenimento: “Una pattuglia motorizzata di volontari del sangue è andata a riceverla direttamente ai confini della Provincia…La vettura su cui fa spicco l’insegna dell’A.V.I.S. è giunta direttamente da Brescia dove è stata costruita”. Il cronista testimonia l’importanza dell’evento specificando che: “La macchina [accompagnata da agenti della polizia stradale] ha fatto un giro delle vie cittadine al suono dei clacson per poi raggiungere l’ospedale di Sant’Andrea pronta ad essere utilizzata alla prima necessità”.

Allo stesso anno risale il gemellaggio siglato dal Comune e dall’Avis con la città e i donatori di Tolone. Negli anni successivi vi fu uno scambio reciproco di visite di delegazioni ospiti in una e nell’altra città. L’ultimo incontro avvenne nel giugno 1965 alla Spezia quando fu inaugurato, alla presenza delle autorità cittadine e straniere, il Cippo monumentale eretto davanti all’Ospedale Civile, in Piazza Caduti della Libertà, per ricordare l’intensa e silenziosa attività del donatore di sangue.

Il 1967, con l’approvazione della legge 592 che impose il Servizio Immunoematologico e Trasfusionale a tutti gli Ospedali Civici Provinciali, segnò la fine della gestione trasfusionale da parte dell’ Avis Comunale nel nosocomio spezzino.

L’Ospedale Civile “S.Andrea” istituì un Servizio Trasfusionale che provvisoriamente fu diretto dal Primario del Laboratorio analisi Prof. Matteo Lopez.

Nel 1969 fu istituito un autonomo Servizio di Immunoematologia e Trasfusionale diretto dal Primario Dott. Francesco Bernardi.

Il Dott. Bernardi fu il primo medico ad essere nominato Primario Trasfusionista di ruolo della Regione Liguria.

Le nuove elezioni del 1968 portarono alla Presidenza dell’AVIS Comunale il Cav. Franco Natali, da allora ebbe inizio un periodo di ulteriore sviluppo con la costituzione di numerosi nuovi Gruppi Aziendali.

Il 1972, con il rinnovo del Consiglio Direttivo, la Presidenza venne affidata al Dott. Paolo Guastini che nel 1974 fu il promotore di un evento che segnò una svolta nella vita dell’Associazione: l’acquisizione una sede sociale dell’AVIS Comunale di Via Veneto n.155, a cui fece seguito, un anno dopo, la locazione di un’altra sede, sita in Via XXIV Maggio 96, che fino al 1994 ospitò il Consiglio Provinciale dell’AVIS, quello dell’AIDO e il Gruppo Giovanile.

Nel 1981 alla Presidenza del Dott. Paolo Guastini seguì quella dell’attuale Presidente Fiorino Sommovigo, cui va il merito di aver incrementato non solo l’attività istituzionale, ma anche quelle culturale, ricreativa e sportiva. Inoltre l’AVIS ampliò da quel momento in avanti il concetto di solidarietà.

Nel febbraio 1984 l’AVIS inizia a dotarsi di strumenti di comunicazione verso i propri Soci: nasce il periodico “AVIS La Spezia” i cui primi numeri vengono “fatti in casa” con la macchina da scrivere e tirati a ciclostile, per giungere quattro anni dopo all’attuale veste tipografica.

Nel novembre 1988 l’AVIS promosse una conferenza sulla “Lotta contro le leucemie in Italia” alla quale parteciparono i massimi esperti del settore.

L’iniziativa venne replicata il giorno successivo negli studi di Teleliguria Sud e tutte le Scuole Superiori della città seguirono in diretta la trasmissione e gli studenti, alcuni in studio gli altri collegati telefonicamente poterono colloquiare con i relatori.

Fu un’esperienza importante per divulgare contemporaneamente a quasi mille giovani la cultura della donazione di midollo.

Nel 1990 l’AVIS fu promotrice con la XIX^ USL, l’Associazione Giovani Medici della Spezia, la Regione Liguria e l’Università di Genova, di una campagna di prevenzione dell’epatite virale e la determinazione del gruppo sanguigno. La campagna coinvolse oltre 3.000 abitanti della provincia.

L’AVIS Spezzina contribuì fattivamente a diverse campagne di sostegno a popolazioni colpite da conflitti e calamità naturali: il mezzo dell’AVIS, carico di provviste e di medicinali, fece parte della prima colonna organizzata da TIME FOR PEACE, che entrò nell’ex Jugoslavia con aiuti umanitari al termine del conflitto degli anni ’90; promosse una raccolta di viveri e abbigliamento che portò al Centro di Accoglienza Profughi “Regina Pacis” di Lecce rispondendo all’appello del Vescovo e dell’AVIS di quella città, nel 1994 contribuì a portare aiuto ai cittadini di Alessandria, colpita da una terribile alluvione. Nel 1999 fu tra i promotori del Comitato per la Cooperazione Internazionale decentrata, coordinato dalla Provincia della Spezia e partecipò attivamente alle iniziative di cooperazione in Bosnia; inoltre i volontari contribuiranno alla raccolta di generi di prima necessità per i profughi del Kosovo e alcuni volontari fecero parte della Missione Arcobaleno con il compito di allestire campi profughi in Albania.

Il 18 settembre 1994 è una data importante per l’AVIS, in occasione della celebrazione del 60°anniversario dalla fondazione fu infatti inaugurata la nuova sede sociale di Via Caselli al Favaro, costruita grazie al contributo della popolazione con la sottoscrizione a premi “Un mattone per l’A.V.I.S.”, di diversi enti, esercizi e istituti della città.

La nuova sede è situata all’interno di un parco di oltre 2.000 mq, ha una superficie di 600 mq e ospita gli uffici di segreteria, organizzazione, amministrazione e presidenza, la sala consiglio e la struttura Provinciale; altri spazi sono stati destinati ad ambulatorio medico per il controllo dei donatori, ad alloggiamento degli obiettori e a sala conferenze che nel corso degli anni ha costituito un punto di aggregazione sociale e culturale della città.

Nel 1996 fu eletto alla Presidenza dell’Associazione il Comm. Rag. Mauro Danè, carica che ricoprì fino al febbraio 1999 quando subentrò il Cav. Fiorino Sommovigo tutt’ora in carica.

A gennaio 2001 fu inaugurato, nella sede AVIS, il Centro Fisso di Raccolta Sangue, le attrezzature necessarie al funzionamento furono acquisite grazie al contributo della Fondazione Carispe.

Il Centro è aperto due giorni alla settimana e ogni prima domenica del mese, l’accesso dei donatori avviene su prenotazione per rispondere alle esigenze personali o di particolari categorie di lavoratori.

Dal 2002 sono riprese in modo sistematico le conferenze e gli incontri con gli studenti dell’ultimo anno degli istituti superiori della città.

Nel 2003 Avis Nazionale e Vodafone hanno siglato un protocollo di intesa per rendere operante un servizio di allerta via SMS dei donatori in caso di emergenze o forte carenza di sangue. L’AVIS Spezzina è una delle prime ad attuare il protocollo riuscendo a raggiungere centinaia di donatori in tempo reale e migliorando il servizio offerto alla popolazione.

“Un’esperienza di cittadinanza e solidarietà” è il titolo del progetto che l’ AVIS presenta nel 2002 all’Ufficio Nazionale del Servizio Civile per l’impiego di quattro ragazze da destinare alla promozione del dono del sangue e al supporto delle attività dell’Associazione. Il primo settembre 2003 fanno il loro ingresso in AVIS le prime quattro volontarie risultate idonee dalla selezione.

La Comunale della Spezia è la prima AVIS in Italia ad aver presentato un progetto di Servizio Civile Volontario.

Nell’ottobre del 2003 viene inaugurato con una cerimonia ufficiale alla presenza del Sindaco e delle autorità cittadine, il labaro del Gruppo Organizzato della Camera di Commercio, un evento importante in quanto simbolo della rinnovata volontà di aggregazione da parte dei donatori all’interno delle proprie realtà lavorative ( l’ultimo Gruppo Organizzato di donatori AVIS fu costituito nel 1995 dai Vigili del Fuoco).

Nell’aprile 2004 si è avuta l’inaugurazione ufficiale del Gruppo Organizzato della Polizia Municipale.

Il breve excursus storico sui principali avvenimenti che hanno caratterizzato i 70 anni di vita dell’AVIS Comunale della Spezia ha lo scopo di evidenziare lo spirito che da sempre anima i volontari dell’Associazione. L’AVIS è sempre stata presente, attenta e attiva, allora come oggi. L’AVIS ha fatto storia alla Spezia.
[1] Questa lettera, scritta dal Torri al Prefetto della Spezia, è conservata all’Archivio di Stato della Spezia nel fondo “Prefettura”, busta 39, fascicolo 4, denominato “Associazione Nazionale Datori di Sangue – Comitato Provinciale di La Spezia”. All’interno del corposo fascicolo sono raccolte carte che “raccontano” la vita dell’AVIS in quegli anni. [2] La circolare venne inviata ai Prefetti del regno dalla Direzione Generale Sanità Pubblica in data 4 giugno 1935. [3] Il Dottor Professor Odoacre Torri (fu Lorenzo e di Nardi Eugenia) Medico Primario dell’Ospedale Civile, nato a Pisa il 21 giugno 1875, che risultava coniugato con Corinna Campani, ricopriva anche in precedenza la carica di Presidente dell’Associazione Donatori spezzina. [4] Nel dopoguerra il Prof. Buffalini ricoprirà oltre che l’incarico di chirurgo primario all’ospedale spezzino, quello di primario nella clinica chirurgica dell’Università di Pisa. Questi verrà poi sostituito dal famoso Prof. Paolo Sturlese. [5] Leopoldo Paita verrà, in seguito all’armistizio del ’43, internato in un campo di concentramento insieme al Dott. Luigi Boracchia ed al Prof. Ugo Pardi. Il Dott. Paita morirà a causa delle persecuzioni nazi-fasciste. [6] Cfr. doc. Archivio di Stato che ha per oggetto: “trasfusore di sangue” [7] Non è stata rintracciata documentazione ufficiale che indichi quando l’Associazione è stata ricostituita alla Spezia con la denominazione originaria di AVIS

La Storia dell’AVIS Spezzina nella memoria di Franco Natali

ripercorriamo la storia dell’AVIS a La Spezia nei ricordi di Franco Natali, donatore (arrivò a oltre 200 donazioni!) e dirigente associativo.
Franco ci ha lasciati, ma ci rimangono il suo esempio e i suoi consigli.

AVIS dal 1934 al 1994:
60 anni di servizio alla cittadinanza

Comporre un’esatta biografia dell’Associazione Volontari Italiani del Sangue della Spezia, di cui quest’anno ricorre il 6O° anno di fondazione, non è compito facile anche perché al nostro archivio storico mancano i primi documenti probanti andati, si suppone, distrutti dai bombardamenti aerei dell’ultimo conflitto di guerra e che non risparmiarono di certo anche alcuni complessi del nostro Civico Ospedale Provinciale della Spezia.
Nel passato, per scrivere, si ricorreva alla memoria di qualche donatore fondatore ancora vivente, ma purtroppo oggi che sono passati tutti nel “mondo dei giusti” per tale biografia si è dato il compito al sottoscritto, avisino dal 1947, che giocoforza farà ricorso alle sue meningi dovendo testimoniare le esperienze riferite dai pionieri nel periodo 1934 – 1947 e molto più fedelmente, per averle vissute, dal 1947 ad oggi.

Fra uno sparuto gruppo di donatori di sangue spezzini un giorno di sessanta anni fa vi furono persone che decisero la costituzione ufficiale dell’A.V.I.S. nella nostra provincia.
L’esempio fu dato dal Dott. Vittorio Formentano che nel 1927 fondò l’Associazione a Milano per poi, diventato Presidente Nazionale, espanderla gradatamente in tutte le città italiane.
Il suddetto gruppo avisino spezzino era composto dai soci: Dott. Leopoldo Paita, Artioli Renata Bezzenghi, Bellosi Enrico, Biscarini Giuseppe, Bizzi Mario, Borgheni Sergio, Lucarini Romeo, Lucchinelli Enrico, Meschini Giulio, Tavilla Anna, Vergassola Carlo, che si riunirono per la prima volta nel laboratorio attiguo alla Farmacia Bezzenghi-Artioli ancora oggi sita in Piazza Ramiro Ginocchio e quindi in pieno centro storico. il motivo decisionale era quello di organizzare, sono la sigla associativa, una campagna di proselitismo tendente a reclutare più volontari per fronteggiare anche allora le necessità di sangue. il Dott. Leopoldo Paita, nativo di Piana Battolla e Primario della Divisione Chirurgica del nostro Civico Ospedale, si faceva primo interprete di queste esigenze improrogabili. La sua alacre attività nel nostro sodalizio gli valse la nomina di Presidente Fondatore seguita poi, dopo la scomparsa, alla titolazione della Sezione a suo nome.
Un’esatta statistica donazionale dei primi pionieri donatori dell’A.V.l.S. non è mai stata scritta ma, dalle loro cartelle cliniche e tesserini personali, si è potuto accertare quante migliaia di donazioni di sangue avessero fatto. Elenchi individuali andavano dal minimo di cento con punte massime che superavano le duecento.
Tali cifre possono sembrare esagerate, invece erano vere per diversi motivi: essendo uno sparuto gruppo non superiore alle trenta unità, la donazione periodica, in mancanza di una legge che indicasse gli intervalli fra una e l’altra, si succedeva a distanza di giorni; fino alla metà circa degli anni `50 non esistevano nel Civico Ospedale della Spezia, tantomeno in quello di Sarzana, nè emoteche nè contenitori per la conservazione del sangue. Agli ammalati degenti e a quelli domiciliari veniva trasfuso con il cosiddetto metodo del “braccio a braccio”, cioè il donatore sdraiato a fianco del ricevente per fare defluire il prezioso liquido da una vena all’altra.
A quell’epoca tutto era realizzato, anche a costo di sacrifici di tempo ed economici: giornate di lavoro defalcate dalla busta paga per assenze in fabbrica, alzate da letto per chiamate notturne, trasferte diurne e notturne anche intercomunali dove necessitavano urgenti trasfusioni, alimentazione scarsa dovuta alla tessera annonaria nel periodo bellico e postbellico. il “sempre – ovunque – subito” era il motto che si era dato fin da allora il donatore di sangue. Una sola ricompensa, dopo la donazione braccio a braccio: il grazie sussurrato dall’ammalato e quello di commozione e gioia del suoi familiari.
Terminiamo così di scrivere sulle memorie pionieristiche ed entriamo nel vivo delle esperienze vissute dal 1947 ad oggi. In una domenica mattina di quell’anno fui invitato, allora ventenne dipendente delle Tranvie Elettriche, dal mio compagno di lavoro Enrico Lucchinelli a partecipare ad un’assemblea di donatori organizzata presso l’ufficio di direzione sanitaria del Civico Ospedale della Spezia.
Fummo accolti con gli onori di casa dal compianto Prof. Dino Tartagli che, oltre ad essere il Primario di Divisione Radiologica, era assiduo collaboratore della nostra Associazione. In quella riunione fu eletto il nuovo Consiglio Direttivo e la presidenza affidata al Comm. Enrico Bellosi con il Dott. Milani Franco quale Direttore Sanitario dell’associazione.
Il mandato durò fino al 1952 che portò alla presidenza il Cav. Sauro Batini, prima operaio congegnatore, poi capo operaio dell’Arsenale M.M. della Spezia.
Con lui e il nuovo consiglio direttivo si entrò in un periodo di nuova svolta nel campo operativo donazionale. Vi era la necessità di creare il primo Centro Trasfusionale nel Civico Ospedale della Spezia ma i soldi, per acquistare le attrezzature, mancavano. L’A.V.I.S. fin dalla sua nascita faceva fronte alle indispensabili spese con le sole quote dei soci sostenitori assieme a regalie di alcuni enti locali.
Il Centro Trasfusionale, gestito e diretto dall’A.V.I.S., fu possibile realizzarlo quando la Cassa di Risparmio, per intercessione del suo Consigliere Bezzenghi, regalò un frigorifero con piatti girevoli e a tre piani, un’autoclave e altri strumenti. Altre attrezzature necessarie furono frutto di ingegno di alcuni donatori arsenalotti. Con il Centro Trasfusionale terminò la trasfusione diretta rimpiazzata dal prelievo, conservazione e distribuzione delle unità di sangue in flaconi di vetro.
Direttore del Centro e Sanitario dell’A.V.I.S. fu per molti anni il Dott. Claudio Giaume.
La gestione volontaria del Centro Trasfusionale, oltre a segnalare lo sviluppo numerico dei donatori avisini, portò l’inizio del decentramento degli stessi secondo le loro residenze abitative. Come un albero che cresce con i suoi rami, così nacquero le prime Sezioni Comunali nella Provincia: Lerici e Sarzana nel 1952, Levanto nel 1960, Vezzano Ligure nel 1961, Arcola nel 1963, Ortonovo e S.Stefano Magra nel 1966. A Sarzana, presso il suo Ospedale Civile si era dato vita ad un primo Centro Fisso di Raccolta dove si avviavano a donare i residenti della Vallata del Magra.
La Sezione del Comune capoluogo di Provincia dava il via alla costituzione dei Gruppi Aziendali. L’allora FI.TR.A.M. fu la prima a costituirlo nel 1961, un anno dopo la Società Termomeccanica Italiana S.p.A. seguita poi dal Cantiere Navale I.N.M.A. e dalle Poste e Telegrafi.
Altro fiore all’occhiello si aggiunse all’organizzazione spezzina: la prima autoemoteca, oggi chiamata Centro Mobile, costruita su OM Tigrotto che fu in servizio, fino al 1992, per raccogliere unità di sangue non solo alla Spezia, ma su tutto il territorio provinciale. Qualsiasi cittadino non iscritto all’A.V.I.S. ma desideroso di donare poteva farlo per la prima volta salendo su questo mezzo mobile. Accolto da personale medico e infermieristico volontario. Considerato come “donatore occasionale” gli veniva poi inviato a domicilio un tesserino riportante il suo gruppo sanguigno e fattore RH. Pratica che tutt’oggi ancora vige (si riferisce naturalmente al 1994, oggi le cose sono cambiate n.d.r.) per chi dona per la prima volta sui mezzi mobili dell’A. V.I.S.
Gli anni 1962 – 1965 videro il gemellaggio del Comune e dell’A.V.I.S. Comunale della Spezia con la città e donatori di Tolone. Fu uno scambiarsi reciproco di visite di delegazioni ospiti in una e nell’altra città. L’ultimo incontro fu nel 1965 alla Spezia e in quell’occasione fu inaugurato il monumento al Donatore di Sangue in Piazza Caduti della Libertà. Opera marmorea, scolpita dall’artigiano “Il Pippa” di Marina di Carrara, che oggi sta patendo l’erosione del tempo, dello smog e purtroppo la disattenzione del Comune della Spezia a cui era stata donata.
Nel 1967, con la legge 592 che ha imposto il Servizio Immunoematologico e Trasfusionale a tutti gli Ospedali Civici Provinciali, cessò anche la gestione dell’A.V.I.S. Comunale nel nosocomio spezzino anche perché quest’ultimo due anni prima lo fece costruire in via M. Asso. Il nuovo servizio fu provvisoriamente diretto dal Prof. Matteo Lopez a cui succedette il Dott. Francesco Bernardi.
Le nuove elezioni nel 1968 portarono alla Presidenza Comunale e Provinciali dell’A.V.I.S. il sottoscritto e da allora iniziò il periodo di ulteriore sviluppo dell’associazione sul territorio provinciale e comunale. Nacquero cosi altre sezioni Comunali: Monterosso al Mare, Castelnuovo Magra, Calice al Cornoviglio e Ceparana di Bolano nel 1970; Ameglia, Riccò del Golfo e Sesta Godano nel 1971; Porto Venere nel 1972; Follo-Piana Battolla nel 1974. A distanza di anni videro la luce quelle di Riomaggiore, Borghetto Vara, Varese Ligure e buon ultima quella di Deiva Marina.
Il potenziamento organizzativo alla Spezia non dimenticò di far nascere altri Gruppi Aziendali come quelli a Maripermann, nell’E.N.E.L., nelle FF.SS., all’O.T.O. Melara, alla Fincantieri C.N.I., all’Ocean S.Giorgio, alla S.N.A.M. di Panigaglia, alla Nuova O.L.M.E.C. di Arcola, presso il Corpo dei Vigili Urbani.
Quella dei Gruppi Aziendali è stata una stratificazione organizzativa importante sotto tutti i punti di vista. Oggi, purtroppo, la crisi di lavoro, la cassa integrazione, i pensionamenti anticipati, la mobilità di mano d’opera, ecc., hanno colpito duramente anche questa nostra organizzazione di base le cui funzioni principali sono quelle del rapporto giornaliero e diretto con i lavoratori donatori.
Il 1974 vide il rinnovo degli organi direttivi a tutti i livelli. La Presidenza Comunale della Spezia fu affidata al Dott. Paolo Guastini e quella Provinciale a Mario Bartoletti, subito rimpiazzato da Alfredo Cattani.
In quell’anno un importante evento si avverò nell’A.V.I.S. Comunale della Spezia: la nuova sede sociale di via V. Veneto 155 a cui seguì, un’anno dopo, la locazione di un’altra sede sociale che ospita tutt’oggi il Consiglio Provinciale dell’A.V.I.S. (sempre nel 1994, oggi il provinciale condivide sede della Comunale, n.d.r.), quello dell’A.I.D.o. e del Gruppo Giovanile. Successivamente fu ospitata anche l’Associazione Giovani Medici Liguri.
Con la soppressione dell’E.N.P.I., decretata dopo la promulgazione della legge 833/78 detta Riforma Sanitaria che volle, fra l’altro, la cancellazione degli enti inutili, l’A.V.I.S. Comunale della Spezia, invitata da Ente Comunale, Unione Industriali e altri Enti interessati, si assunse il compito e l’onere finanziario dell’organizzazione di un Servizio di Medicina Sociale nelle diverse fabbriche e cantieri navali spezzini. Per il realizzo dell’operazione si rese necessario l’acquisto di un mezzo mobile contenente vari servizi di accertamento clinico, quali la radiologia polmonare e sviluppo istantaneo delle lastre; un elettrocardiografo; un apparecchio per le spirometrie polmonari; altre apparecchiature e personale medico, tecnico, infermieristico non volontario. L’iniziativa fu accolta favorevolmente nell’ambiente padronale e dai lavoratori loro dipendenti. anche perché tale servizio di prevenzione contro le malattie entrava, con il mezzo mobile, direttamente nelle fabbriche accorciando di molto il tempo perso nella produzione. Nel giro di tre anni tale servizio andò gradatamente a calare fino a cessare, lasciando all’A.V.I.S. Comunale della Spezia il gravissimo compito di far fede ad un mutuo bancario stipulato per l’acquisto del mezzo mobile.
Nel 1981 la Presidenza del Consiglio Comunale della Spezia fu affidata a Fiorino Sommovigo, e quella Provinciale ritornò al sottoscritto.
Quante Pagine di questa storica biografia avremmo Potuto aggiungere a quelle già scritte. Le iniziative prese e portate a termine sia sui compiti istituzionali della donazione di sangue, sia nel campo della cultura, della ricreazione, dello sport. Ci limiteremo a tratteggiare le più importanti. Fermo il merito di aver assicurato con centinaia di migliaia di donazioni l’autosufficienza di sangue per sessantanni agli ospedali della Spezia, di Sarzana e Levanto, aver contribuito al raggiungimento di quella regionale, altre iniziative sono gli incontri annuali con i ragazzi della scuola dell’obbligo e degli istituti superiori di tutta la Provincia. Molti diciottenni hanno poi donato per fa prima voila. Nel 1992 sono stati interessati anche i docenti attraverso un Convegno Provinciale che ha avuto luogo alla “Biblioteca Beghi” del Canaletto.
Sempre in direzione delle scuole dell’obbligo, nell’interno delle fabbriche dopo, sono state lanciate due campagne di prevenzione contro l’epatite virale durante le quali, assieme alla ricerca della determinazione del gruppo sanguigno e fattore Rh, sono stati effettuati quattromila prelievi complessivi in ottomila provette.
Feste locali e patronali, gite culturali, festival di partiti, sagre, feste danzanti dedicate ai giovani, hanno visto le A.V.I.S. Comunali, promotrici o partecipanti con tutta la loro forza organizzativa. Anche nello sport la nostra associazione da anni è partecipe e sponsor nelle varie discipline sportive come il calcio, il ciclismo, la Pallavolo, nelle marce competitive e non.
L’ematologia ha fatto passi da gigante. Oggi il sangue tende ad essere usato non più intero ma trasfuso, diviso nelle sue componenti a seconda della patologia diagnosticata all’ammalato. La deficienza d’Italia denunciata é quella della mancanza di emoderivati del sangue quindi il ricorso all’estero. Contro questa carenza i Servizi Immunoematologici e Trasfusionali ospedalieri si sono attrezzati di “separatori cellulari” cioè sofisticate apparecchiature elettroniche che hanno il pregio di dividere con un complesso di filtri, le componenti del sangue e trattenere quella da trasfondere all’ammalato.
Una rivoluzione scientifica se si pensa che, nel giro di cinque lustri, i donatori di sangue sono passati dalla trasfusione braccio a braccio, al prelievo in flacone di vetro, a quello in sacca di plastica, ora in discreto numero col separatore cellulare. Di queste esigenze terapeutiche il donatore si sta rendendo cosciente e ciò facilita il medico nell’applicazione della cosiddetta “trasfusione mirata”.
L’A.V.I.S. Comunale della Spezia è stata una delle prime ad accogliere l’appello lanciato da illustri medici ematologi fra i quali quelli del Prof. Alberto Marmont – relatore ufficiale ad un Convegno sul tema: “Curiamo la Leucemia” – organizzato a Villa Marigola di Lerici; il secondo Convegno con il Dott. Giorgio
Reali – Primario del SIT dell’Ospedale Galliera di Genova e Direttore del Registro Nazionale dei Donatori di midollo osseo – relatore sul tema: ” Il Trapianto di midollo osseo” organizzato recentemente nel salone della Camera di Commercio e dell’Agricoltura della Spezia.
Nel giro di pochi giorni, grazie ad un accordo preso con gli operatori sanitari del SIT dell’Ospedale Civile, ben oltre cento donatori avisini e cittadini sono diventati potenziali donatori di midollo osseo essendosi sottoposti al prelievo di sangue necessario alla loro tipizzazione e inviato al Galliera di Genova nella stessa serata.
Queste mie memorie, che nei periodi ricordati hanno omesso volontariamente altri episodi e obbiettivi di lavoro raggiunti, non possono terminare senza prima portare a conoscenza di altri grandi eventi succeduti durante i 60 anni della vita avisina in tutta la nostra Provincia e con particolare riferimento fino a questi giorni: la costruzione della sede sociale di Arcola, la prima sede sociale alla Spezia, quella di Sarzana, ultima e più grandiosa quella della costruenda sede sociale dell’A.V.I.S. Comunale della Spezia in località Favaro che sarà inaugurata, a detta del suo Consiglio Direttivo, nei mesi di ottobre o novembre di quest’anno (sempre il 1994, n.d.r.).
Realizzazione che sarà resa fattibile da un impegno grandioso che i donatori di sangue spezzini dovranno affrontare sul terreno operativo finanziario chiamando a collaborare anche tutti gli Enti cittadini pubblici e privati, la cittadinanza tutta, perché rafforzare la nostra organizzazione è garanzia per tutti nell’avvenire.

Cav. Franco Natali
con la gentile collaborazione della Professoressa Loriana Ferrato